Coltivare il giardino della speranza

Coltivare il giardino della speranza

Riprendono gli incontri di formazione per i soci dell’Associazione per la gioventù Giorgio La Pira di Pozzallo. 

Gli incontri si articoleranno in due momenti: lettura di brani tratti dagli scritti dal professore La Pira, condivisione delle riflessioni suscitate dalla lettura dei brani. Pubblichiamo di seguito alcuni passi estratti di una lettera che La Pira scrive alle claustrali nel 1953, partendo dalla lettura del tempo presente e delle sue difficoltà. La sfida principale, ci viene ricordato, è quella di non perdere la speranza: nessuna contingenza storica – per quanto sconfortante – deve indurci a disperare perché << la speranza vera – la speranza teologale! – fiorisce rigogliosa proprio nei momenti più critici della “frattura” >>, sta a noi dunque pregare, pensare e operare affinché essa progredisca e si sviluppi. Siamo convinti che questo testo abbia molto da dire sul tempo di difficoltà che abbiamo vissuto e sul senso che questo può avere per noi e per le prospettive di cambiamento che ha aperto nella nostra società.

Rev.da Madre,

riprendiamo il “discorso” da qualche tempo provvisoriamente sospeso: a che punto eravamo?
Ecco: c’è nelle nostre anime […] un bisogno incoercibile di sapere cosa sta avvenendo in questo momento così singolare della storia della Chiesa e della civiltà. Cosa sta preparando il Signore? Quale è la “svolta storica” che l’opera dello Spirito Santo sta determinando nella vita della Chiesa ed in quella dell’umanità?
E quale è la nostra parte in questo “dramma” così vasto e così decisivo? Cosa vuole il Signore che noi facciamo per cooperare al suo divino disegno e per “accelerare”, per così dire, questo processo di “genesi”, di “creazione nuova”, che egli vuole operare nel mondo? 
La sostanza del nostro “discorso” è tutta qui: stiamo cercando insieme di intravedere le prospettive del quadro divino: di “scrutare i tempi”, come il Signore comanda di fare (Lc 12, 54-57), per proporzionate ad essi gli strumenti della nostra azione: per conoscere, cioè, il disegno di Dio, per amarlo, facendone lievito della nostra volontà e del nostro desiderio, per eseguirlo, con la delicata prontezza e con la amorosa certezza di chi opera e costruisce per Iddio.  Cosa chiedono questi uomini, oggi, nella presente “maturazione” storica? In questo punto così elevato – nonostante tutto – del processo storico della civiltà umana?
Chiedono il lavoro, chiedono un bilancio familiare umano, che consenta una nutrizione sufficiente, una abitazione pulita, un vestiario adeguato, una elevazione sociale, politica e culturale proporzionata, in qualche modo, alla dignità umana. Sono forse domande illegittime? No,

 evidentemente: ma quali colossali problemi vengono a porsi appena queste domande si profilano sull’orizzonte tecnico, economico, sociale e politico del mondo! Perché solo un terzo della popolazione mondiale ha raggiunto un livello di vita umano: gli altri due terzi si dibattono ancora nelle dure strettoie della insufficienza

: sono sottooccupati e sono privi di ciò che è essenziale alla vita più elementare dell’uomo!
Orbene: attorno a questo “vuoto” economico del mondo, attorno a questa mancanza del “pane” per tanta parte degli uomini, si è scatenato un vero uragano: forze buone e forze cattive, lieviti d’amore e lieviti d’odio, interventi di Cristo ed interventi del demonio, hanno determinato un vero “sommovimento” nelle fondamentali strutture del mondo. Tutto è entrato in discussione: le basi dell’intero edificio umano – basi economiche, basi sociali, basi politiche, basi culturali, basi religiose – sono o schiantate o scosse: tutti i valori sono sottoposti a critica ed a revisione come se ogni cosa, ogni idea, ogni norma dovesse essere rimessa in un crogiuolo nuovo per essere ripresa, per essere sottoposta a nuova forma ed a nuova misura. Per rendersi conto di questa 

situazione basta aprire la carta geografica: basta scorrere con l’occhio la distesa infinita occupata dalla teoria e dalla prassi materialista.
E allora? Ci ritrarremo scoraggiati dalla “contemplazione” non certo consolante di questo spettacolo del mondo presente? Questa “invasione delle acque” che ha rotto le dighe più salde, che ha tutto rimesso in discussione, che ha tutto rimescolato, che ha spezzato ogni sagomatura

 precisa del corpo sociale, ci metterà, dunque, lo spavento o spegnerà in noi, o almeno affievolirà gli ardimenti costruttivi della speranza? Tutt’altro: anzi! La speranza vera – la speranza teologale! – fiorisce rigogliosa proprio nei momenti più critici della “frattura”: quando tutto è spezzato, quando tutto sembra finito, quando i limiti della rottura più aspra sono raggiunti, allora nasce improvvisamente, per miracolo, l’arcobaleno della speranza! È quasi una legge – per così dire – del comportamento di Dio rispetto alla storia degli uomini.
Avviene il peccato di Adamo? Sulla rovina senza nome spunta, lontana, ma sicura, la speranza suprema: verrà il riparatore! Il diluvio spazza ogni cosa? Ma una “riserva” dell’uomo e della creazione è già pronta perché la vita rifiorisca, più nuova e più pura. L’idolatria è senza eccezione? Ma Abramo è chiamato ed in lui un popolo, “portatore di Dio”, viene saldamente radicato. Tutta la storia dell’Antico Testamento è una documentazione esatta di questo comportamento di Dio: quando il limite ultimo di rottura è raggiunto, ecco il miracolo che tutto salva e tutto rinnova. La storia di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, di Giuseppe, di Mosè, di Giosuè, dei Giudici, dei Re (Samuele, Saul, Davide, Salomone), dei profeti, è una testimonianza irrefragabile di questa verità: quando Gerusalemme è distrutta, quando il popolo di Dio è dis

perso, quando ogni cosa parla di lutto e di rovina, ecco profilarsi sull’orizzonte della profezia lo splendore dei colli eterni, della città santa, della Gerusalemme nuova! I doni di Dio sono dati per sempre, sono senza ritorno, senza pentimento. E la storia del cristianesimo? Tutto è finito sulla croce e nel sepolcro? Ed ecco, invece, che quella croce e quel sepolcro diventano la fonte perenne della vita e della resurrezione. Tutta così la storia di Cristo e della Chiesa di Cristo nel mondo: Nisi granum frumenti mortuum fuerit   (Gv 12, 24 ). Si arriva ai punti massimi della “ vertigine ”: quando tutto sembra perduto, quando la nave pare sommersa definitivamente nei flutti, quando il coltello è già alzato perché la immolazione di Isacco avvenga, ecco levarsi misteriosamente e improvvisamente l’angelo di Dio che ferma, il vento di Dio che placa, la pace di Dio che ravviva e rasserena! Ego sum: e questa dolce parola creatrice rimette ordine in tutto, ridona vita a tutto: e la pianta che sembrava sradicata riappare più di prima rigogliosa, carica di fiori e di frutti!
Osservate la storia di Cristo e della Chiesa, la storia degli apostoli e dei santi lungo tutto il corso di questi venti secoli: essa è intelligibile solo se ci poniamo da questo angolo visuale: ogni primavera è legata ad un inverno: ogni resurrezione ad una crocefissione. E la ragione è ovvia: la storia cristiana non è disegnata dall’uomo, è storia che viene dall’alto: è disegnata ed attuata da Cristo! Non vos elegistis me, sed ego elegi vos  (Gv 15, 16 ). La “dialettica storica” di Dio non si inquadra nello schema della “dialettica storica” dell’uomo: ha una andatura diversa: procede spesso per paradossi, per inversioni: vince la prudenza con la stoltezza, la grandezza con l’obbrobrio.
Una cosa è storicamente sperimentata: in tutto il corso della storia cristiana il termine di ogni periodo storico e di ogni capitolo storico – termine sempre affaticato, drammatico, sconvolto come sono tutte le cose che finiscono – ha sempre visto levarsi sul suo orizzonte “profetico”, una “stella” ed uno “scettro”.
«Una stella nascerà da Giacobbe, uno scettro si leverà da Israele» (Nm 24, 17).
Che fare allora? Madre Rev.da, il nostro compito è chiaro: accelerare, con l’amorosa consapevolezza della preghiera […], questo vasto e faticoso e talvolta doloroso processo di maturazione storica che la Provvidenza sta operando nel mondo. […] Il Signore ci illumini e ci aiuti, Madre Rev.da; la dolce madre nostra Maria ci sproni e ci conforti: l’opera è vasta ed è ardua ma possiamo ripetere con san Paolo: omnia possum in eo qui me confortat <Fil 4, 13>. È un problema di fede: se crederemo nel Signore vedremo forse coi nostri occhi questa rinascente mistica fioritura!
Faccia sempre più pregare la Madonna per me

Dev.mo in X.to La Pira 
Ottava di Santa Scolastica 1953

Preghiamo

Ma tu stai alla mia porta

Ma se io, Signore,
tendo l’orecchio ed imparo a discernere i segni dei tempi,
distintamente odo i segnali della tua rassicurante presenza alla mia porta.
E quando ti apro e ti accolgo come ospite gradito della mia casa
il tempo che passiamo insieme mi rinfranca.
Alla tua mensa divido con te il pane della tenerezza e della forza,
il vino della letizia e del sacrificio, la parola di sapienza e della promessa,
la preghiera del ringraziamento e dell’abbandono nelle mani del Padre.
E ritorno alla fatica del vivere con indistruttibile pace.
Il tempo che è passato con te sia che mangiamo sia che beviamo
è sottratto alla morte.
Adesso, anche se è lei a bussare, io so che sarai tu ad entrare;
il tempo della morte è finito.
Abbiamo tutto il tempo che vogliamo per esplorare danzando
le iridescenti tracce della Sapienza dei mondi.
E infiniti sguardi d’intesa per assaporarne la Bellezza.

Card. Carlo Maria Martini