Le generazioni nuove sono come le rondini: … quando viene la primavera … si muovono ... verso la terra ove la primavera è in fiore!
 
Avvento:   venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà

Avvento: venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà

Rev.mo Padre,

   Desidero scrivervi questa lettera così, “senza ragione prossima”: per dirvi quello che fra poco (a SS. Apostoli ed alla Badia) dirò alle “ donnine ” ed agli “ omini” che vengono ogni domenica alla nostra “ trentennale ” messa della carità!

 

Ecco, dirò questo.

 

I) Natale 1 (nascita del Signore): come il Padre celeste ha preparato Israele e le nazioni (tutta la famiglia dei popoli) perché Gesù venisse introdotto nel mondo? Come? Nella pace: ha “preparato” Israele con Battista ed ha “ preparato ” le nazioni con Augusto (con costui che pose il mondo in tanta pace che fu serrato a Giano il suo delubro – Parad. VI, 79 ). Come un padre di famiglia prepara la sua casa e la sua famiglia nella pace in attesa del figlio che nascerà! San Luca nel suo Vangelo mette l’accento proprio su Augusto e sulla pace di Augusto (l’editto del censimento è il documento di questa pace del mondo). L’irruzione di Dio nel mondo – l’incarnazione – ha come quadro storico in cui essa avviene la pace globale ( dell’intiera famiglia dei popoli ): ed ha pure come quadro storico l’immensa fioritura dell’intelligenza, della poesia, della bellezza, della civiltà: l’età di Augusto è l’età della genesi e della fioritura delle “ tecniche scientifiche ” in tutti i rami del sapere. In questo contesto di pace, di unità e di civiltà, nasce il Signore, luce del mondo, pace del mondo!

 

 

II) Natale 1962: nuova “irruzione” di Dio, di Cristo, nel mondo: nuova pienezza dei tempi: nuova Pentecoste (il concilio che apre in tutte le direzioni della terra il nuovo cammino di Cristo, della Chiesa, del mondo). Come il Padre celeste “prepara” questa nuova irruzione di Cristo nel mondo? Come la prepara in Israele e nelle nazioni? Come? a) Con la pace (in certo senso) di Israele e col ritorno di Israele dall’esilio di Babilonia (avertisti Domine captivitatem Jacob). Questo è – mi pare – il senso ultimo ( paolino ) di Israele in Palestina: inizio e prefigurazione di quel ritorno che deve essere come una resurrezione dai morti (san Paolo) e che deve mettere a servizio di Cristo e della sua regalità sulle nazioni tutta la storia, la vocazione, la ricchezza, l’intelligenza, l’orazione, la volontà creatrice e civile di Israele! Parate viam Domino! ( Mt 3, 3 ).

 

  1. b) con la pace delle nazioni: con la pace millenaria delle nazioni (uso un termine di Kennedy e di Krusciov) (e di Fanfani).

 

Il posto di Augusto e la missione di Augusto eccola assunta dalle massime guide politiche del mondo (Kennedy, Krusciov, Fanfani): essi i costruttori di quel quadro di pace politica (pace ed unità delle nazioni) che prepara l’irruzione di Dio, di Cristo, nel mondo. Ed in questo quadro, ecco la fioritura massima della civiltà: fioritura scientifica, tecnica, civile, artistica, religiosa: ecco l’accesso di tutti i popoli sul “palcoscenico” della storia! Ed in quest’azione costruttiva della pace e della unità e della civiltà del mondo, in quest’azione costruttiva dell’epoca millenaria della pace, della unità e della civiltà del mondo, ecco la missione ed il posto di Firenze: essa pure – questa città consacrata a Cristo re ed a Maria regina! – destinata, a suo modo ed al suo livello, ad essere edificatrice della pace: ad essere preparatrice (la città del Battista) del quadro storico (del contesto storico) entro il quale si verifica già la nuova irruzione di Dio, di Cristo, della Chiesa, nel mondo (il concilio, la nuova Pentecoste). Ecco le riflessioni natalizie che farò fra poco alle creature tanto umili e tanto “ intelligenti ” di SS. Apostoli e di Badia! Esse comprendono benissimo questo mistero di Dio che si svolge nella storia degli uomini! Pregate tanto, benedicendoci, per Firenze e per me.

                                                                                                                                                                                                         LA PIRA

 

 

III domenica di Avvento 1962 (16-XII)

 

Continuo (ore 11, 30) la lettera scritta stamattina: torno da SS. Apostoli e dalla Badia: ho detto alle “donnine” ed agli “omini” quanto mi ero proposto. Più precisamente. Ho detto: – il mistero di Natale è strutturalmente legato alla pace: è epifania di pace. Quale pace? Ecco: si tratta, solidamente, a) della pace dell’anima (mistero delle singole anime pacificate dalla grazia dello Spirito Santo, dalla presenza della adorabile Trinità);

 

  1. b) della pace dei popoli, epperciò delle città e delle nazioni (nelle quali i popoli abitano) (e, prima, delle famiglie e delle case).

 

Ebbene. Il Padre celeste (come fa ogni padre di famiglia nell’occasione della nascita di un figlio) donò al mondo questa duplice pace in occasione della venuta del suo figliuolo nel mondo (… in propria venit!). La pace delle anime (Maria, san Giuseppe; i pastori e gli umili!); la pace di Israele (la preparazione e la predicazione del Battista): la pace delle nazioni (la pace di Augusto estesa in tutto l’orbe, estesa su tutti i popoli (… pose il mondo in tanta pace!). Ed oggi? Lo stesso: la “nuova venuta di Cristo col concilio” porta pace alle anime e porta pace alle nazioni: il contesto storico è, oggi, come al tempo di Augusto, contesto di pace universale! Perché? Perché “Cristo viene” come re pacifico (attraverso il concilio e la Chiesa) per prendere possesso della terra e dei popoli (postula mihi et dabo tibi gentes hereditatem tuam et possessionem tuam omnes terminos terrae  Sal 2, 8 ). Questa è l’epoca presente (millenaria): epoca di presa di possesso da parte di Cristo re di Israele e di tutte le nazioni e di tutta la terra ( benedixisti Domine terram tuam, avertisti captivitatem Jacob, come dice l’introito della messa di oggi ). La pace di Augusto: ed oggi Augusto è Kennedy, Krusciov e Fanfani (poscia l’ONU) destinati a “ fare la pace del mondo ”: una pace, però, che porterà il sigillo del Pescatore. Il sigillo di Giovanni XXIII, tutore e garante, in qualche modo, di questa pace! Ecco, i pensieri svolti poc’anzi: e tutti hanno assentito: e tutti hanno affettuosamente pregato per il Santo Padre, per la Chiesa ed anche per i capi di stato, per l’Augusto di oggi (Kennedy, Krusciov, Fanfani e gli altri). Ed abbiamo anche ricordato l’anniversario della morte del card. Dalla Costa (22- XII): artefice ed anticipatore della pace delle città e del mondo (quell’indimenticabile festa di san Francesco 1955, quando in Santa Croce il cardinale, dopo la messa, ricevette “ l’ossequio ” di tutti i sindaci delle città capitali, Mosca e Pekino comprese! Mistero di Dio nella storia degli uomini!).

Pregate tanto il Signore per Firenze e per me.

                                                                                                                                                                                                          In X.to

                                                                                                                                                                                                         LA PIRA

 

 

III domenica di Avvento (16-XII)

 

Rev.da Madre,

ho pensato di inviarle il testo del messaggio natalizio del Santo Padre: aggiungo pure il discorso natalizio fatto al corpo diplomatico: due messaggi rivolti, perciò, alla Chiesa ed alle nazioni; due messaggi pieni di speranza, autentici “ segni dei tempi ”: rivelatori, cioè, degli orientamenti fondamentali della nuova navigazione storica della Chiesa e dei popoli. Il capitano della barca in cui è imbarcato il genere umano – la barca di Cristo, che è la barca di Pietro – indica agli imbarcati i nuovi itinerari di grazia e di pace, di civiltà e di luce, che la barca da lui condotta si appresta a percorrere in questo nuovo periodo tanto eccezionale della storia della Chiesa e del mondo!

Madre Rev.da,

quali indicazioni luminose, quale fonte di speranza e di bene per popoli di tutta la terra! Noi, a Firenze, proviamo gioia particolare, profonda, per queste indicazioni: esse autenticano le speranze che da anni ci fioriscono nel cuore: le speranza della pace; le speranze di quella “primavera storica” per la quale da oltre dieci anni preghiamo ed operiamo! Sono le speranze vostre! Le speranze seminate come semente preziosa nel cuore delle monache di clausura e nei monasteri di clausura d’Italia e del mondo; le speranze per le quali voi avete tanto pregato, tanto amato, tanto sofferto anche; le speranze della vittoria di Gesù nel mondo; della regalità di Gesù e di Maria su tutte le nazioni della terra; le speranze dei profeti e di san Giovanni; le speranze di Fatima; le speranze, per così dire, di Dio e della Chiesa. Finalmente il mio cuore immacolato trionferà; la Russia si convertirà; e vi sarà pace nel mondo. Certo, la primavera non viene in un giorno; è preparata durante l’inverno, ed ha un lungo    processo    di    maturazione    (tre    mesi!    sono    tanti!);    ma  la  maturazione progressivamente viene; le resistenze vengono progressivamente vinte: e finalmente l’estate viene! Levate capita vestra quia appropinquat redemptio vestra!

Questo processo della grazia che gradualmente “matura” nella storia della Chiesa e delle nazioni, è davvero, in certo modo, irresistibile: un processo “irreversibile”, come si dice; il demone che fuorvia le nazioni è incatenato “ per mille anni ”; e “ per mille anni ” fiorisce nel mondo la regalità di Cristo e di Maria! Il messaggio natalizio 1962 del santo Padre è, appunto, “ l’autenticazione ” di questa immensa speranza che Dio sta per far fiorire su tutta la terra: Benedixisti Domine terram tuam, remisisti iniquitatem Iacob! ( Sal 84, 2-39). Madre Rev.da, ed ora un pensiero – diciamo così – più intimo, più personale: tocca più da vicino, in certo modo, il mistero del Natale! Madre Rev.da, quale mistero di raccoglimento, di amore e di pace! Gesù lo ha così esplicitamente manifestato nel discorso dell’ultima cena: Se qualcuno mi amerà, il Padre mio lo amerà e verremo a lui e faremo sosta presso di lui ( Gv 14, 23 ). Ogni anima in grazia, raccolta, orante, pura, “interiore” divenuta un cielo; divenuta un tabernacolo del Dio vivo: un tempio di Dio! Divenuta una fonte di acqua viva che zampilla sino alla vita eterna! Ecco la realtà ultima – in certo modo – del cristianesimo: questo mistero di grazia, di presenza di Dio nelle anime, della loro elevazione alla vita eterna: mistero, perciò,  di amore infinito, di unione consumata, interiore, con Dio! Riproduzione interiore della vita intima di Cristo e di Maria! Id quod est potissimum in lege Novi Testamenti est gratia Spiritus Sancti quae datur christifidelibus.

Madre Rev.da,

 

la storia di domani – della Chiesa e delle nazioni – sarà sempre più caratterizzata dalla “penetrazione” di questo mistero della vita interiore nelle anime e nei popoli! Sarà, per così dire, la “storia dei monasteri di clausura” che tornano ad avanzare su tutta la faccia della terra! Sarà la storia dell’orazione che penetra, come lievito rinnovatore e santificatore, le anime, le famiglie, i popoli, le nazioni, le civiltà! Sarà la storia del Verbo di Dio che prende definitivo possesso – in certo modo – dei cuori, delle intelligenze, delle “costruzioni” degli uomini di tutta la terra! La civiltà che ci aspetta non sarà civiltà materialista: sarà civiltà della preghiera: civiltà dell’orazione; civiltà della contemplazione (quella autentica): civiltà del primo comandamento: cioè sarà lo specchio, in terra, della vita, dell’adorazione e della liturgia del cielo! Ci illudiamo? No: è il senso stesso della storia del mondo, questo: perché il senso della storia del mondo Gesù lo ha precisato con estrema esattezza quando indicò agli apostoli la petizione essenziale del Padre nostro: – venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra! Che significa “come in cielo, così in terra”? Significa che la vita terrena deve strutturarsi come quella celeste: essere, cioè, anzitutto, vita di adorazione, vita di orazione, vita di elevazione a Dio: vita “ liturgica ”: vita – in una parola – di “ clausura ”. Una “ clausura ” del resto che non chiude, ma che apre le porte dell’anima sull’intiera prospettiva – celeste e terrestre – della fede, della speranza e dell’amore!

Madre Rev.da,

 

quale gioia quando si pensano queste cose: e quale preziosità assumono, in questa visione, queste oasi di immensa bellezza e di immensa speranza (questi “tipi” dell’umanità nuova) che sono i monasteri ove dio è adorato, amato, lodato, dall’alba al tramonto! Voi siete – voi monasteri – la ricchezza di Dio, la ricchezza della Chiesa, la ricchezza del mondo; siete le sorgenti verginali e fresche dell’acqua che porta ai popoli la vita di Dio! La storia della Chiesa e del mondo passa (in certo senso) dalle vostre celle, attraversa le vostre mura; siete come le radici degli alberi: la linfa che scorre nel tronco e che dà fiori e frutti, viene da voi! Ebbene, Madre Rev.da, cosa dire allora, a conclusione di questa nuova circolare? Come suggellare questi nuovi auguri natalizi? Quotquot receperunt eum!  ( Gv 1, 12 ). Siate sempre più le anime dell’accoglienza totale, le anime dell’apertura totale al Verbo di Dio: quelle che possono dire col Signore, con Maria: Ego et Pater unum sumus ( Gv 10, 30 ). La forza creatrice – per la Chiesa e per i popoli – che si sprigiona d questa unità è infinita, è divina! È forza che edifica per i millenni la casa di Dio sulla terra: che fa della terra l’anticipo e la prefigurazione del cielo. Ecco, Madre Rev.da, l’augurio finale che faccio a lei ed alle sue monachine: ella lo faccia anche a me: che la dolcissima madre nostra Maria conceda anche a me questo dono unico, essenziale, costitutivo di ogni vero bene: l’unione consumata, interiore, con Dio: col Padre, Figliolo e Spirito Santo; l’unione di cui Gesù parlò quando chiese al Padre per noi et sint consummati in unum ( Gv 17, 23 ) ; quell’unione consumata che è la radice di ogni apostolato autentico e che è la base di pietra di ogni edificazione destinata a non cadere ma a sfidare vittoriosamente i venti e le intemperie! Ecco ciò che io chiedo per lei e ciò che lei deve chiedere per me: questa unità di amore che ci fa col Signore una sola cosa, una sola speranza, una sola fede, un solo amore!

                                                                                                                                                                                      Fraternamente in X.to

                                                                                                                                                                                                 LA PIRA

 

SS. Innocenti 1962

Preghiamo

 

Con Maria in attesa di Gesù

 

Maria, che dopo l’annuncio dell’Angelo

hai atteso il tuo Gesù nel silenzio e nella preghiera

insegnaci ad essere vigilanti per andare incontro a Cristo

con le nostre lampade accese.

Maria, che hai detto il tuo sì,

accettando di fare totalmente la volontà del Signore

aiutaci ad essere generosi ed obbedienti.

Maria, che hai vissuto nella povertà,

ma ricca della grazia di Dio

fa’ che sappiamo accogliere il tuo Figlio Gesù

come il dono più grande, il vero re